Progetti 2019 2020

Voltabis

Piano Organizzativo Covid

Piano Organizzativo Covid

Read more

Protocollo di Sicurezza per gl…

Protocollo di Sicurezza per gli Esami di Stato 2019/2020(Regolamento sulle misure per il contrasto e...

Read more

DPCM 4 marzo 2020 Sospensione …

DPCM 4 marzo 2020 Sospensione attività didattica

                  Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020 Sospensione attività didattica

Read more

Circolare Misure di prevenzion…

Circolare Misure di prevenzione Coronavirus

                  Circolare Misure di prevenzione Coronavirus

Read more

Non categorizzato

Enti Controllati

Enti pubblici vigilati

Società partecipate

Enti di diritto privato controllati

Rappresentazione grafica

 

sezione in costruzione

#prossimitànelladistanza

prossimità1 Nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa al Liceo Scientifico Statale "A.Volta" continua (in modalità online) il Progetto Apptraverso la Calabria a partire dal 28 Aprile 2020.

Generazioni Connesse

Agenzia Dire 22.04.2020

Nell'ambito delle attività di ampliamento dell'offerta formativa relative a Cittadinanza e Costituzione, in particolare per il progetto Generazioniconnesse, il Liceo Volta Mercoledì 22 Aprile 2020 ha ospitato, la giornalista dell'Agenzia DIRE Graziella Guglielmino, per un incontro formativo con gli studenti dello Youth Panel

#ilvoltanonsiferma

DS 

Reggio Calabria, al Liceo "VOLTA garantita continuità didattica.

Intervista al Dirigente Scolastico prof.ssa Angela Maria Palazzolo (diregiovani.it)

Antonella Laganà

 

Reggio Calabria, a lezione di latino nelle classi virtuali.

Intervista alla prof.ssa A. Laganà  (diregiovani.it)

 

Samule Marino

Maturità, studente del Liceo "Volta" di Reggio Calabria: "Siamo Pronti"

Samuel 5C: "Tanto studio e impegno per l'esame finale"

mq1 I nostri ragazzi speciali                                  

Agenzia Dire 22.04.2020 Il Liceo Volta Mercoledì 22 Aprile 2020 ha ospitato, la giornalista dell'Agenzia DIRE Graziella Guglielmino, per un incontro formativo con gli studenti dello Youth Panel

prossimità1 Nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa al Liceo Scientifico Statale "A.Volta" continua (in modalità online) il Progetto Apptraverso la Calabria a partire dal 28 Aprile 2020.

 

 

 

 

Nell'ambito delle attività di ampliamento dell'offerta formativa relative a Cittadinanza e Costituzione, in particolare per il progetto Generazioniconnesse, il Liceo Volta Mercoledì 22 Aprile 2020 ha ospitato, la giornalista dell'Agenzia DIRE Graziella Guglielmino, per un incontro formativo con gli studenti dello Youth Panel.

#glialunniraccontano

 

LIBERI DI VOLARE

manuela cicciaIn questo strano tempo chiusi in casa, ho avuto modo di riguardare il film di Sepulveda "la gabbianella e il gatto", film basato su una grande amicizia che riesce a superare tutto con il potere dell'amore. Il punto centrale della storia sta proprio nel fatto che la piccola gabbianella nasce, cresce e spicca il volo solo grazie alle amorevoli cure di qualcuno di totalmente diverso da lei, il gatto Zorba. Secondo me Sepulveda con il "volo" non voleva intendere solo quello fisico della gabbianella che volava nel cielo, anche quello del gatto che “vola” al di là dei sui progetti, superando i suoi limiti e modificando le sue abitudini.
Penso che dovremmo prendere spunto dalla piccola gabbianella e imparare a volare, lasciandoci andare e facendoci guidare dai nostri sogni e dal fatto che amare qualcuno diverso da noi supera le differenze. La nostra situazione attuale mi ricorda molto quella della gabbianella, che si trovava in un mondo diverso, proprio come noi ora, che stiamo affrontando un modo di vivere diverso dal solito... Questo tempo passato a casa mi ha dato modo di riflettere e riguardando il film, in occasione della triste morte proprio per il coronavirus dell’autore, ho riscontrato in me molte cose in comune con la piccola gabbianella, anche il semplice fatto di sognare e di sperare in un mondo migliore, proprio come lei, quando spera e si convince di poter volare e alla fine ci riesce.
Anche noi potremo “volare” di nuovo, ritornare a scherzare tra i banchi di scuola, ritornare a conoscere il mondo attraverso lo studio e gli amici attraverso la vicinanza fisica. Inoltre nella storia ho notato che si fa riferimento anche alla terribile "peste nera", ovvero alle enormi chiazze di petrolio che si formano e inquinano il mare, causando la morte di molti animali, proprio come accade alla gabbiana Kengah, che rimane intrappolata nel petrolio e muore. Dovrebbe farci riflettere questa scena, farci iniziare a pensare alle cause delle nostre azioni e spingerci ad imparare dai nostri sbagli che causano enormi danni nel mondo. Spero vivamente che questa quarantena che ora ci rende silenziosi, possa poi suscitare in noi determinazione nel realizzare i nostri sogni e nell’essere più responsabili del mondo.

Manuela Ciccia 2D sa

trasparencia

IL SILENZIO, IL MIGLIOR MODO PER INCONTRAFRE I NOSTRI SOGNI

marina angheloneSono sempre stata una ragazza che crede molto nei sogni, ho sempre pensato che sognare faccia parte dei bisogni dell’essere umano. In questo momento così difficile per tutti, sognare un po’ è l’’unica cosa che ci permette in un certo senso di uscire di casa. Non ho mai pensato che un giorno avrei sognato di poter incontrare un amico o di poter ritornare a scuola: sono sempre state cose che un po’ erano scontate, come vedersi il sabato pomeriggio sul Corso, andare a scuola per vedere i compagni, salutare un amico con un abbraccio o il fidanzato con un bacio oppure andare al mare in estate. Al momento tutto questo non è possibile, dobbiamo pensare, anzi sognare che tutto questo succederà, quando si troverà la cura per questo Virus letale. E così il valore dei sogni ora come ora è quello più importante: adesso che stiamo a casa nel silenzio delle nostre stanze sogniamo! Il silenzio non deve essere per forza un’esperienza negativa, il silenzio libera la mente, ci aiuta a riflettere su noi stessi, sui nostri sbagli, sulle nostre azioni e su cos’è più importante per noi e per chi ci sta intorno. Incontriamo i nostri sogni nel silenzio. Sogniamo oggi, per vivere meglio domani in un mondo migliore.

Martina Anghelone 2D sa

trasparencia

TIME-OUT IN THE WORLD

 

Ilaria Plutino

Sono passati esattamente due mesi da quando la paura per questo terribile nemico, che ci angoscia e a cui pensiamo giorno e notte, è oggetto delle nostre preoccupazioni, dialoghi e relazioni.

Ricordo il terrore e l’incertezza che regnava in classe poco prima del lockdown. Io e i miei compagni sapevamo ben poco del virus, cercavamo di capirne di più attraverso l’aiuto dei professori e le riflessioni sulla pandemia. Ogni disciplina ha dato il suo contributo orientandoci in una maggiore consapevolezza: ci siamo soffermati sulla natura del virus in scienze, ci siamo documentati sul significato della parola “pandemia”, abbiamo dato uno sguardo al passato soffermandoci sulle epidemie che hanno flagellato il nostro paese nei tempi addietro. Ma il nostro interrogativo costante era sempre lo stesso: si troverà una cura efficace?

Poi la chiusura totale così come totale è stato lo smarrimento che abbiamo provato. Sono passati più di sessanta giorni da allora e adesso mi fermo a riflettere e a pensare come la mia vita e le mie abitudini siano cambiate. Da due mesi siamo chiusi in casa, nessuna relazione con l’esterno, papà non lavora, esce solo per la spesa settimanale, munito di protezioni. Inizio la giornata con la didattica a distanza e le video-lezioni, che mi permettono di mantenere una relazione seppur virtuale con i miei compagni e con i miei professori. Anche se distanti fisicamente, l’appuntamento online ci fa sentire vicini, è come se accendendo il pc si aprisse una finestra su orizzonti positivi che nutrono la speranza di uscirne presto fuori.

Alle 12.45, anche se non suona alcuna campanella, le lezioni terminano e allora si pranza, poi studio e approfondisco. Nel tardo pomeriggio insieme alla mia famiglia dedico un po’ di tempo allo sport domestico per non rimanere inattivi e verso sera con le mie sorelle inizio a liberare la creatività dipingendo e cucendo mascherine per occupare il tempo in modo produttivo. L’unico mezzo che abbiamo per tenerci in contatto con i nostri parenti è la videochiamata.

Poi arriva la sera e a letto mi fermo a riflettere sulle vecchie abitudini, tutto ciò che prima sembrava normale ora sembra così strano… Mi manca il pranzo della domenica con la nonna, i pigiama party a casa sua insieme alle mie cugine in cui ci raccontava della sua infanzia, il sabato sera con gli amici in pizzeria , la scuola, la mia classe, il mio banco, la ricreazione, gli abbracci e le strette di mano. Vivo questo periodo come una pausa, come se tutto fosse in sospeso, e rifletto sull’importanza di ogni ora, minuto, secondo; do più valore ad ogni momento trascorso e dedico più attenzione ad ogni gesto. Sono certa che andrà tutto bene e che alla fine, anche se purtroppo forse non tutti ne usciremo migliori, avremo comunque di certo acquisito importanti consapevolezze che finora non abbiamo mai avuto.

 

Ilaria Plutino 3C sa

 trasparencia

LA GUERRA AI TEMPI DEL COVID-19

 

Antonella Cuzzocrea

Che strano questo nome: Covid! Quante volte in questi mesi l’abbiamo sentito nominare? Di sicuro tra i propositi per il 2020 non c’era quello di affrontare una pandemia mondiale. La situazione che stiamo vivendo è simile a quella che vissero i nostri nonni quasi ottant’anni fa, che si trovarono costretti a partecipare ad una guerra mondiale.

Queste due situazioni sono più simili di quanto sembri, nonostante alcune differenze. Tutto il globo indossa la stessa uniforme contro un nemico comune: guanti e mascherine come scudo, gli ospedali come campi di battaglia, schiere di infermieri e medici come milizie, cure e vaccini contro il virus, un virus invisibile come nemico. Ma noi che siamo costretti a rispettare la quarantena, rimanendo a casa, siamo come i nostri nonni, chiamati nel nostro piccolo a prendere parte a questa guerra. In fondo che cosa ci chiedono di così impegnativo?

Non dobbiamo rischiare la vita, ma solo svegliarci alle 9:00 e partecipare a qualche videolezione, stare con la nostra famiglia, avere il lusso di annoiarci, stare in casa (nella quale a causa dei molti impegni passavamo meno di un quarto della giornata).

Ai nostri nonni chiesero di imbracciare le armi, abbandonare i propri affetti e la propria terra, rischiare la pelle per la propria patria.

Se rimaniamo a casa non siamo degli eroi! Siamo solo dotati di buon senso, siamo cittadini che mirano ad attuare il bene comune, contribuendo ad arrestare l’offensiva del Covid. NON DOBBIAMO STARE IN TRINCEA, MA COMODAMENTE SUL NOSTRO DIVANO. Perciò rispettiamo la quarantena restando uniti, anche se distanti, perché arriverà il momento in cui il virus si arrenderà davanti alla nostra resilienza e al nostro rispetto per le regole e finalmente potremo tornare come, anzi, più forti di prima!

 

Cuzzocrea Maria Antonella 3°D no

 trasparencia

UN DISASTRO O UN MIGLIORAMENTO?

 

Antonia Russo

Sono già molte settimane che siamo chiusi in casa a causa del coronavirus e, sin dai primi giorni, mi è capitato di leggere sui social di gente disperata che chiedeva di poter uscire di nuovo. Certamente la situazione che stiamo vivendo non è delle più facili, addirittura tragica per chi, a causa di questo male, ha perso delle persone care, però io continuo a credere che da ogni situazione negativa si debba cercare sempre di trarre il lato positivo: in questo caso, paradossalmente, mentre il virus continua ad espandersi in tutto il mondo, l’inquinamento sta diminuendo e la Terra respira come non faceva da moltissimo tempo.

La notizia è arrivata dalle immagini pubblicate dall’ESA e dalla NASA, le quali mostrano la quasi completa scomparsa della nuvola tossica presente in molte parti dell’emisfero dovuto per lo più al ridottissimo utilizzo dei veicoli e delle industrie che hanno contribuito ad un calo del biossido di azoto, uno dei maggiori inquinanti atmosferici. Il blocco, inoltre, di tutti i mezzi acquatici ha consentito il ritorno dei delfini nei meravigliosi mari italiani mentre i canali di Venezia sono tornati limpidi e si possono ammirare i pesci che vi nuotano. Questi eventi hanno generato tanta meraviglia in tutto il popolo italiano tanto che il web è esploso, con meme e articoli che hanno parlato di questo evento eclatante, anche se da stupirsi non c’è molto, poiché i delfini, per esempio, hanno da sempre popolato il nostro mare ma noi, con le nostre azioni, avevamo causato la loro sparizione.

E, quindi, la mia domanda in questo momento è: cosa succederà quando si tornerà alla vita normale, che tutti noi desideriamo e, soprattutto, che impatto avrà questo aumento drastico e di nuovo improvviso sull’ambiente? Sarà maggiore o minore rispetto al “giorno zero” del coronavirus? Ancora certamente questo non si sa, ma sicuramente l’inquinamento tornerà̀ se non verranno prese le giuste precauzioni.

Proprio per questo motivo ho voluto scrivere e vorrei rivolgermi a tutte le persone che (spero) si siano soffermate a leggere il mio articolo, alle quali vorrei chiedere di iniziare a prendersi maggiormente cura di ciò̀ che ci circonda. Basti solo pensare che 50 anni fa milioni di persone come noi sono scese in strada per protestare per la tutela dell’ambiente a causa del disastro della compagnia Union Oil, passato alla storia come “Giornata Mondiale della Terra”, che continuiamo a celebrare ancora oggi.

E fino a quest’autunno anche noi giovani siamo scesi in piazza sollecitati dalla giovanissima Greta Thunberg che con le sue parole ha coinvolto milioni di persone per aiutare la Terra. Mi piacerebbe, per quanto impossibile per me, arrivare anche al presidente Conte, che sta lavorando egregiamente per risolvere la situazione che sta affliggendo il nostro Paese in questo periodo: vorrei chiedergli di cercare di evitare tutto ciò, magari diminuendo la produzione di prodotti nocivi per l’ambiente come la plastica e, partendo proprio da questa tragica situazione attuale che nessuno avrebbe voluto né potuto immaginare, ma che adesso c’è ed è reale, indirizzando tutto il nostro Paese verso uno sviluppo industriale eco-sostenibile.

Antonia Russo, 2F no

 trasparencia

UN NUOVO INIZIO

 

Angela Stillittano

Mi chiamo Angela, ho 15 anni, frequento il Liceo Scientifico “Alessandro Volta” e sono al secondo anno, quello in cui senti la scuola più tua, conosci più gente, più professori e guardi i ragazzi di primo che, invece, nei corridoi si sentono persi, che ricordano a stento i nomi dei loro prof e hanno l’aria timida e riservata come te l’anno prima.

Eppure quest’anno sarà speciale e diverso per tutti, non solo per i ragazzi di primo o di quinto, quest’anno è diverso e ancora devo capire se migliore o peggiore. Magari, per qualche ragione, era tutto programmato, forse dovevamo capire quali sono i veri valori, le vere cose importanti, capire che stare con gli amici o andare ad una festa non vuol dire necessariamente fare una storia su Instagram, che passare del tempo in famiglia non è poi così male, che non tutte le attività richiedono l’uso del telefono.

Abbiamo la possibilità di riscoprire i giochi di società, imparare a cucinare, leggere un buon libro e capire una volta per tutte, in una società in cui l’apparire è più importante dell’essere, che le cose importanti non si comprano, il tempo passato con un amico, le lezioni in classe, il pranzo con i nonni, le giornate al mare con i parenti: questi sono i momenti che bisognerebbe vivere a pieno, essendo semplicemente se stessi, senza storie, post o filtri, senza dare importanza a chi ha più follower o like perché, dopotutto, non sono di certo questi a stabilire chi sei. In questa situazione sto capendo il valore del tempo: adesso le giornate scorrono con un ritmo strano, molto più disteso, mentre prima vivevamo una vita frenetica, come se il tempo non ci bastasse mai e, invece, forse, eravamo noi a non saperlo gestire e a non capire a cosa dare priorità.  

Penso che dietro tutto quello che sta succedendo ci sia un motivo, forse avevamo bisogno di capire quanto siamo fortunati ad andare a scuola, poter ascoltare le spiegazioni di persona, ridere con i compagni, aspettare il suono della campanella e andare alla cattedra per un’interrogazione preparata da giorni o, magari, la sera prima con un’ansia incontenibile, avevamo bisogno di capire che siamo una delle generazioni più fortunate - abbiamo tutto! - e riusciamo ad ottenere praticamente sempre le cose superflue che crediamo indispensabili: la mia è una generazione che sta affrontando qualcosa di surreale ed è fortunata anche perché - come è stato detto - siamo chiamati a stare a casa per proteggere l’Italia, mentre abbiamo nonni che, per farlo, dovettero rischiare la vita. Stiamo vedendo come il pianeta sia cambiato in così poco tempo, ha ripreso a vivere, facendoci pensare che, dopotutto, non siamo così indispensabili, abbiamo capito come i veri eroi, le vere persone da seguire sono quelle che indossano un camice o un distintivo, i medici e i volontari che fanno di tutto per salvarci ed aiutarci, i poliziotti che passano giornate in giro sperando di non dover ripetere, per l’ennesima volta, “Deve stare a casa”. Inizio a credere che noi ragazzi stiamo diventando tutti migliori, meno egoisti e più empatici, vogliamo qualcosa di diverso per il nostro futuro e, quando torneremo ad abbracciarci, i nostri abbracci saranno più autentici e le nostre azioni più responsabili.

 

Forse, dopotutto, si tratta di un nuovo, migliore inizio…

l’esperienza è il tipo di insegnante più difficile, prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione” (Oscar Wilde)

Angela Stillittano, 2F no

 trasparencia

Giada Seminara

Coronavirus? Fino a tre mesi fa era una parola sconosciuta, oggi invece è la causa della nostra quarantena, che va avanti da circa un mese. Molti dicono che grazie a questo virus stanno riscoprendo il valore della famiglia e dell’amicizia, stanno scoprendo anche aspetti positivi e talenti nascosti di se stessi. Forse non sarà per tutti un momento di crescita e di maturità, ma ognuno sta riservando per tempo per riflettere su se stesso e capire veramente che tipo di persona è o vuole diventare. Sentiamo come un vuoto dentro di noi senza la compagnia di amici e parenti, senza la possibilità di poter uscire di casa per mangiare un gelato o fare una passeggiata ma allo stesso tempo grazie ai dispositivi tecnologici, che fino a poco tempo fa erano considerati quasi "inutili", possiamo continuare a stare in contatto con loro e dimostrare il nostro affetto. Non è semplice per nessuno stare chiuso in casa e vivere la stessa routine ogni giorno: alzarsi, vestirsi, fare lezione, studiare, giocare e parlare in chat con gli amici, in particolare per noi ragazzi. Non è neanche semplice vedere genitori e conoscenti lavorare instancabilmente per curare le persone positive al virus e vivere con la paura che anche loro possano infettarsi. Forse invece di ringraziarli solo a parole ci vorrebbe qualcosa in più come ad esempio una tutela maggiore. In ogni caso spero che appena tutto questo finirà saremo più vicini e maturi, ma non solo per una settimana, un mese o un anno ma per il resto della nostra vita!

Giada Seminara 1E sa

   trasparencia

TORNEREMO A FARE DI TUTO. E CON PIU' ENERGIA Gabriele Nocera

Un mese! Ormai il periodo raggiunto è questo: un mese chiusi in casa; un mese senza poter andare a scuola; un mese senza poter riabbracciare i nostri cari o i nostri amici; un mese che per le strade ci sono solo poliziotti, militari. A dire il vero, ogni tanto, qualche automobile si vede ma i motivi di chi si mette alla guida devono essere “essenziali e non procrastinabili”. Che strano! Fino a qualche settimana fa, uscire sembrava la cosa più scontata del mondo.
E pensare che tutto è nato da una semplice sottovalutazione, non solo da parte dei cinesi, ma da parte di tutti, l'Italia meno tra tutti, poiché ritengo che abbia agito bene e tempestivamente.

Continuo sempre di più a pensare a ciò che mi sarebbe piaciuto fare fuori casa in questo periodo, a ciò che avrei dovuto fare. A dire il vero, questa specie di quarantena che va avanti da un tempo che a me sembra meno di un mese ma per alcuni infinito non è poi così male: migliore organizzazione del lavoro, cose arretrate da fare in casa fatte, corse sfrenate alla preparazione di dolci uno dopo l'altro, insomma, le migliori cose che si possono fare in casa. E ogni qualvolta mi viene da pensare a ciò che vorrei fare fuori casa proprio in quel momento, provo a trovare una alternativa “domestica”: studiare, giocare, cucinare, insomma, chi più ne ha più ne metta, e provo continuamente a convincermi che un giorno, forse lontano forse vicino, tutto quello che in questo tempo non abbiamo potuto fare lo faremo con più energia di quanta inizialmente prevista. Provo anche a convincermi, malgrado tutto quello che abbiamo perso, che tutto andrà bene e che quel giorno, così lontano e così vicino, potremo finalmente riabbracciarci tutti e dire che noi Italiani, insieme, abbiamo vinto.

Gabriele Nocera classe 2°sa

trasparencia

COME ULISSE CON LE SIRENE SARÀ LA NOSTRA FAMIGLIA AD AIUTARCI  

Più di un mese fa ero ancora a scuola, il “coronavirus” era arrivato da poco in Italia e aveva colpito soltanto le zone del Nord. Al Sud eravamo tranquilli, pensavamo fosse qualcosa di poco conto, che se ne sarebbe andato come è venuto, subito, senza preavviso.
Con i compagni parlavamo del nostro viaggio di istruzione a Napoli: “I tuoi ti mandano?”, “Tu te la porti la mascherina?”.  Per noi, in quel momento, l'unico pensiero era rivolto a quel desiderato viaggio e quando è stato annullato, siamo rimasti ... sorpresi? No, sorpresi proprio no!  Ce l’aspettavamo, ma è stato un momento difficile, comunque.
Dopo qualche giorno non si parlava d'altro: “Possibile chiusura della scuola a causa del coronavirus fino al 15 marzo”. Per noi studenti si prospettavano due settimane di “pura vacanza”, la rezione immediata fu di accoglienza e favorevole.

Liberi da impegni scolastici, abbiamo iniziato ad organizzarci con gli amici “lunedì a casa di uno, martedì a casa dell'altro” e così via. Ancora si poteva uscire!”   Poi però il pericolo è arrivato anche da noi, come se una specie di vaso di Pandora si fosse aperto all'improvviso, scatenando non solo la pandemia ma anche paura, ansia e tanta nostalgia. 
E da quel momento, decreto dopo decreto, arrivammo al punto che non potevamo più uscire, se non per urgenti e improrogabili necessità. Non potevamo più vedere i nostri amici, i parenti, neppure i familiari! I nostri incontri cominciarono a trasformarsi in videochiamate, con gli amici abbiamo cominciato a videochiamare in gruppo, mentre la nostalgia cominciava ad incoraggiare qualche lacrimuccia.
Nel frattempo il COVID-19 si propagava nel mondo intero, in maniera incontrollata: come quando lasci cadere una goccia d' inchiostro nero su un tessuto delicato che lo assorbe, e si dirama a poco a poco.

Noi ragazzi, che prima ci scherzavamo su non comprendendo la serietà della situazione, ci siamo ritrovati senza quello che prima caratterizzava la nostra vita: se prima ogni sabato sera mangiavo in pizzeria con gli amici, ora la pizza la faccio a casa con mio fratello;  prima, ogni domenica andavo a trovare la nonna, ora la posso sentire solo per telefono; se prima aprivo il frigo e mangiavo ciò che volevo, ora devo stare più attenta perché “la spesa si può fare una volta a settimana”.
Qualche sera fa, a cena ho detto: - “Quando questa quarantena finirà devo fare shopping e svuotare tutti i negozi di vestiti!”. La mamma mi ha guardato un attimo e mi ha detto che se papà non sta lavorando in questo periodo significa che non porta soldi a casa, questo fa pensare a quanti problemi ha portato il coronavirus nelle case, dal fattore morale a quello economico.
Tutta questa situazione ci ha scosso molto, come una folata di vento in inverno, ma mi ha fatto capire molte cose: certo, era bello mangiare fuori il sabato sera, ma ora apprezzo la bellezza di fare la pizza con mio fratello e mangiare qualcosa che ho fatto con le mie mani! A volte trovavo noioso rimanere a casa da mia nonna, senza Wi-Fi; ora mi manca stare accanto a lei e guardarla lavorare all'uncinetto subendo le mille domande che mi faceva. Prima, quando anche compravo una semplice maglietta, mi sembrava ordinario e banale, ora è qualcosa che desidero e non posso avere, dovere aspettare me la farà apprezzare di più.

Quello che desidero di più ora è che tutto finisca. Il mio comportamento futuro sarà di certo molto diverso: anche se godrò della libertà di uscire e vedere chiunque, anche se potrò tornare a prendere il “solito shakerato”, seduta beatamente con le amiche al tavolino di Fragomeni, ridendo come pazze, so che saprò anche apprezzare altri aspetti della mia vita, finora forse colpevolmente sottovalutati o considerati scontati. Andrà tutto bene. Speriamo.

Claudia Nicolò, 2A sa

trasparencia

COME ULISSE CON LE SIRENE SARÀ LA NOSTRA FAMIGLIA AD AIUTARCI

Chiara MartinoCaro Ulisse, mai come adesso il mondo può capire quello che hai passato tanto tempo fa. Noi abbiamo letto tante volte la tua storia, pensando che tu fossi un esempio per tutti noi per i tuoi valori di coraggio, della famiglia e del senso di appartenenza alla propria terra. E ora, per qualche strano scherzo del destino, siamo noi che dobbiamo riscoprire e vivere tutti questi valori.

Il tuo è stato un viaggio lungo, pieno di pericoli e di tentazioni, ma tu non hai ceduto: ti sei fatto e sei andato avanti e l’hai fatto per la tua famiglia. In questo momento vorremmo tutti essere capaci di fare quello che hai fatto tu. So bene che stare in casa in pigiama a guardare un film non è minimamente paragonabile al viaggio che tu hai vissuto, ma c’è di più. C’è che siamo chiusi in casa da più di due settimane ormai, senza uscire, senza vedere gli amici (almeno fisicamente), senza la libertà e la tranquillità di poter andare a fare una passeggiata. Ma sopportiamo. Per chi? Per il nostro Paese, perché la fine di questo buio tunnel possa arrivare al più presto, per ritornare sulle strade e sulle piazze con euforia e con qualcosa in più dentro di noi.

Personalmente, credo che questo “isolamento” mi abbia fatto riscoprire parti di me che avevo dimenticato o di cui non sapevo l’esistenza. Stare chiusi in un posto, paradossalmente, ti fa aprire la mente. È un po’ come il viaggio che hai affrontato tu, però io lo sto affrontando su un divano: questo percorso che sto vivendo mentalmente mi sta facendo mettere in dubbio me stessa e le mie capacità. Sinceramente pensavo che questo periodo di isolamento non sarebbe stato un problema per me, d’altronde la mia famiglia è qui con me e non ho mai avuto difficoltà nello stare da sola, anzi mi piace prendermi del tempo per me stessa. Ma ho realizzato che non è così: non sono in vacanza e non sono sola. Non è come quando i tuoi ti lasciano a casa da solo e tu puoi fare quello che vuoi; qua si tratta di vivere la vita di sempre in un centesimo dello spazio in cui normalmente la vivi: la classe si rimpicciolisce in un computer, gli amici sono così piccoli che entrano nello schermo del telefono, un bacio o un abbraccio che diventano emoticon nelle chat. Ed è estenuante. Ecco cos’è. Credo che questa sia la parola giusta per descrivere quello che sto vivendo in questo momento. Credo che a un certo punto abbia provato anche tu questa sensazione mentre compivi il tuo viaggio per tornare a casa.

Sai Ulisse, come ti dicevo prima, ho capito molte cose di me stessa, ad esempio ho capito di non essere forte come credevo di essere. Col passare dei giorni mi accorgo che è come se mi stessi sgretolando: passa un giorno e un altro pezzo di me, o meglio, della me stessa che pensavo di essere, va via, finché un giorno mi guarderò allo specchio e non riconoscerò più la persona riflessa. Immagino che tu sappia cosa si prova a non sapere più chi si è, a mettere in dubbio se stessi.
Ulisse, mai come adesso capisco il tuo dolore, la tua angoscia e la tua frustrazione, ma anche la tua fede e la tua determinazione. Ultimamente in Italia la gente sta iniziando a diffondere speranza, la speranza di poterci riabbracciare di nuovo, e io ci credo, a questa speranza, credo che il mio Paese ne uscirà più forte, cambiato, sì, ma in meglio.
Tu, quando hai incontrato le Sirene, chiedesti loro chi fossi, forse perché non ti riconoscevi più. A questa domanda ti voglio rispondere io: a tutti, a un certo punto della nostra vita, sembra di annegare, non ci ricordiamo più come si nuota e poi ti chiedi perché dovresti continuare a rimanere a galla. Ma ricordati che, per quanto a fondo possiamo andare, ci sarà sempre la mano di chi ci ama a tirarci su.
Io l’ho capito ultimamente, quando pensavo che non sarei uscita bene da tutto questo: la mia famiglia era lì accanto a me pronta ad alzarmi nel momento in cui fossi caduta. Ed è in questi momenti che apprezzo ancora di più la fortuna che mi è stata concessa di trascorrere questo periodo difficile con loro.
Spero che alla fine di questo viaggio interiore tutti siano ancora in grado di ritrovare la loro strada e continuare a percorrerla. Per quanto mi riguarda,  invece, non importa in che stato ne verrò fuori, mi basta solo avere le facoltà mentali ed emotive per continuare a vivere una vita degna di essere chiamata tale.

Chiara Martino, 1C no

 trasparencia

LA SCOPERTA DI NON ESSERE ONNIPOTENTI

Antonio Pizzi

È terribile! Anche questa mattina, come ormai mi accade ogni giorno da quasi un mese, mi sono svegliato con la sensazione di avere fatto un brutto sogno.

Apro gli occhi avvertendo già dentro di me un malessere che non so descrivere, penso di dovermi alzare in fretta perché mi devo preparare per andare a scuola e invece, poggiando i piedi sul pavimento freddo, sento come un brivido che mi porta alla realtà. Non ho sognato, è tutto vero: sono a casa da quasi un mese e non posso uscire. Non posso andare a scuola, non posso incontrare i miei amici, non posso andare a trovare i miei nonni, non posso andare con mia madre al supermercato, non posso uscire con la moto. Non posso nulla.

Così un senso di angoscia mi assale, mi sembra di precipitare nel vuoto. Penso al maledetto virus, ai contagiati, ai morti e mi sento impotente di fronte a tutto questo; proprio io, che fino a poco tempo fa avevo la testa piena di progetti per il futuro, mi sento disorientato.

Poi, all' improvviso - non so neanche come - mi tornano il coraggio e la speranza; ma non sono sentimenti uguali a quelli che provavo prima dello scoppio della pandemia, hanno un senso e uno scopo diversi. Se prima mi facevo coraggio per affrontare una verifica in classe e speravo che andasse bene oppure mi imponevo di usare il coraggio di confessare ai miei genitori una delle mie marachelle con la speranza che mi perdonassero, ora sento di dover avere il coraggio di assumermi le mie responsabilità come cittadino, restando a casa senza inutili lamentele, sento che devo rivalutare il concetto di libertà, proprio perché, per il bene mio e degli altri, viene limitato.

Certo, il Covid-19 ha sconvolto la vita di tutti, è un'epidemia terribile che non sta risparmiando nessun Paese del mondo, ma ha dato una forte scossa alla vita di ciascuno di noi facendoci improvvisamente abbandonare quell' atteggiamento di onnipotenza che con tanta disinvoltura sfoggiavamo. Anche se ricorderò questi giorni per tutta la vita come momenti di grande tristezza, so che mi hanno aiutato a dare una proprietà d'importanza alle cose insegnandomi che nulla deve essere ritenuto scontato, neanche la libertà di uscire di casa per una semplice passeggiata. Spero che domani sia un giorno migliore.

Antonio Pizzi classe 2A sa

trasparencia

LA LEZIONE DA CAPIRE? DOBBIAMO RALLENTARE

Danila Cogliandro

La sera del 21 marzo, il premier Conte, rivolgendosi agli italiani, afferma: "È la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra". Saranno chiuse tutte le aziende non strategiche del Paese fino al 3 aprile. Rimangono aperti supermercati, farmacie, servizi postali, assicurativi, finanziari e i trasporti continueranno a funzionare. A inizio aprile si è deciso di prorogare queste misure almeno fino al 13 aprile e poi ancora sino al 4 Maggio.

La necessità di non trasmettere l’infezione da coronavirus ci costringe a restare in casa, limitando al massimo i contatti con altre persone. L’isolamento, e soprattutto il fatto di non sapere quanto durerà, pesa molto sul nostro stato d’animo: eppure, mai come in questi momenti, è importante mantenere la calma e tenere alto il morale.
Sentirsi tristi, preoccupati o spaventati in una situazione come questa è normale. Parlare con persone a cui siamo affezionati è un buon antidoto all’ansia, ci rassicura sulla loro salute e distrae la mente dai pensieri negativi. Mantenersi al corrente dell’andamento dell’epidemia e delle misure che vengono adottate ormai quotidianamente è giusto, perché ciascuno deve sapere come comportarsi e quali regole rispettare.
Restare a casa per impedire il contagio è un segno di rispetto per tutti gli infermieri, medici, operatori sanitari e tutte quelle persone che si adoperano quotidianamente mettendo in pericolo la propria vita.
Forse le cose torneranno come prima, forse ci si abituerà a una nuova normalità.

Si sa come si viveva prima. Il tantissimo stress, il tempo passava velocemente e non si riusciva nemmeno a incastrare tutti gli impegni nelle ore della giornata, perché era impossibile farlo. Non si dormiva o si riposava poco. Si doveva essere sempre al top. Non erano concesse pause. Eh no, non ci si poteva fermare, altrimenti sarebbe stato tempo perso.
Il tempo: è strano che prima non ci fosse e ora ce ne sia troppo. Forse però è giunto il momento del risveglio, in cui finalmente ci si rende conto di dover rallentare. Come sarà la vita dopo tutto questo? Non si sa, ma sicuramente ci sarà più consapevolezza e meno superficialità: questa pausa ci permette di avere più dialogo con persone a noi care  e di scoprire qualche gioco vecchio.
Si possono scoprire nuove passioni come la musica, rispolverare un vecchio strumento posato in camera e cercare di impararlo; ascoltare nuova musica, scoprire anche vecchi cantanti. Se ci mancano gli amici si possono fare delle videochiamate, grazie alla nuova tecnologia anche le distanze non sono un grande problema.
Il tempo adesso è abbastanza per fare tutto ciò che avremmo voluto sempre fare. La quarantena sta facendo capire l’importanza di un gesto, come un bacio o un abbraccio, che inizialmente poteva sembrare banale. Adesso è importante rimanere a casa per tornare alla normalità il prima possibile.

Danila Cogliandro II E no

trasparencia

ALL’IMPROVVISO SI È PASSATI DAL TUTTO AL NIENTE

Ilenia LentoLa vita dà e la vita toglie. A volte, ciò che pensiamo non possa mai succedere, arriva così repentinamente da non darci neanche la possibilità di capire cosa stia accadendo. Ecco che, da un giorno all’altro, dal tutto si è passati al niente, ad un niente che non si sa quando avrà fine. Baci, abbracci, sorrisi, strette di mano, semplicemente la nostra vita, sono oramai ricordi lontani, quasi svaniti.

La nostra vita non esiste più. Si, quella che odiavamo con tutto il cuore e di cui ci lamentavamo sempre, in continuazione, non possiamo più viverla per via di un virus che ha cambiato questa nostra vita da noi tanto detestata e che ora vorremmo tornare a rivivere. Covid-19 è il suo nome, ma forse lo conoscono tutti come Coronavirus, l’invisibile che ha distrutto e che continua a distruggere ogni vita che incontra. Fa soffrire, e tanto, ma sentire ogni giorno ai telegiornali le sue vittime, riconosciute con dei numeri che aumentano ogni giorno di più, è uno dei dolori che fa più male, un dolore dentro di noi, quello al nostro cuore. Non si sente altro che il dolore.
Niente più gioia, solo tristezza. Il mondo è diventato buio. Il sole splende, ma noi no. Le nostre vite non brillano più come prima. Siamo soli in mezzo alla guerra, all’oscurità e anche se alcuni non ci crederanno, questo è un conflitto mondiale, ma non uomo contro uomo, uomo contro virus, l’invisibile che si crede l’invincibile.
Questa situazione ci dimostra come non bisogna mai dare nulla per scontato, ma dobbiamo abituarci a vivere giorno per giorno, anche di piccole cose, belle o brutte che siano. La vita è un mare mosso, ma se si impara a nuotare bene, si raggiunge la riva senza mai affogare ed è proprio questo che dobbiamo imparare a fare, rialzarci, anche se l’ignoto fa paura. Insieme sconfiggeremo il nemico tanto temuto. Sarà lunga, dovremo amarci di pazienza, ma alla fine, la ricompensa al nostro attuale sacrificio sarà la riconquista della libertà e la rinascita di un’umanità migliore.

Ilenia Lento 1E sa

 

trasparencia

ANALISI DEL MATURANDO MEDIO


Nicola Sapone

“Giace Immemore sulla branda lo studente” no, così non va, riproviamo…
“Nel mezzo del cammin’ per far la spesa, mi ritrovai d’innanzi un volto oscuro chè il certificato era ormai smarrito…” mhh…  possiamo migliorare;
“Dolce e chiara è la notte in reclusione e quete deserte son le strade…”  nonostante in questo momento mi senta molto come il cupo Giacomo, evitiamo di rattristarci e siamopiù ottimisti;
Siamo arrivati al ventesimo?   venticinquesimo?  Trentesimo?

Questa domanda è utile come contare i giorni rimanenti sul calendario, tanto indosserò la maglietta di ieri, o era di giovedì; no, sono sicuro fosse martedì, sisi… Ah, oggi è domenica…

Onestamente pensavo di vivere l’ultimo anno di scuola in un modo decisamente differente; non che con lo studio sia cambiato qualcosa, anzi, adesso sembra raddoppiare, se non triplicare. Ogni mattina mi sveglio, e vedo sulla scrivania accumulare come nei cartoni animati file di libri; penso tra me e me, forse dovrei iniziare? Li osservo come se fosse una scena di un film del vecchio West…  ma mi siedo e cerco di sfogliare quel maledetto libro; leggo cose a me sconosciute, sembra di leggere un verso dell’inferno dantesco…  Limiti, derivate, integrali… Dai, ammettilo, anche tu ti sei fatto una risata leggendo “Forza di Coulomb, Butano, Seno, Coseno…”, fatto sta che devo iniziare la mia battaglia, quando ad un certo punto, mi coglie di sorpresa una voce acuta e squillante “Nicola, è pronta la pasta”, e anche oggi studio domani.
Ma ad un certo punto pensier imi assalgono “ci sono gli esami, devi studiare, fai test per l’università…” e iniziano a tormentare, in aiuto sopraggiunge sempre quella vocina, questa volta diversa, somiglia quasi ad un motivetto allegro, eccoli… sono arrivati “I Simpson”, a dimostrazione che indipendentemente dalla tua età, non sarai mai troppo anziano per nascondere il fanciullino Pascoliano che risiede in tei.
Da qualche giorno, l’angoscia che si abbatte in me come una bufera in tempesta, impregnata di rammarico, mi lascia attonito con un senso di smarrimento…. Questa volta non è legata alla paura per la maturità, o alla scelta del percorso da intraprendere ma al rimpianto di non aver vissuto a pieno quel fatidico 7 Marzo, pensare e riflettere di non poter vivere più determinate follie che solo la scuola ti può regalare; le corse sfrenate per i corridoi, le sgridate dai bidelli, le discussioni senza alcun senso in bagno… le emozioni che si racchiudono negli anni più belli della vita.
Invece, rimaniamo inermi, in attesa di notizie, ottimisti nel debellare il nemico invisibile, fiduciosi sul nostro destino… andrà come deve andare.
Non so voi, ma mi sento derubato…  avrei tanto voluto vivere quell’inizio di primavera diversamente, vivere quei momenti colmi di felicità e speranza, esultare ad un goal dell’Italia agli Europei, godere l’attimo di una brezza estiva accompagnato dalle gioie e i pianti, che per Venditti sono e saranno la notte prima degli esami.

Sapone Nicola, 5B sa

 

 trasparencia

INFLUENCER A PALAZZO CHIGI


Vincenzo Nicolò

Potremmo facilmente considerare la nostra epoca come la più progredita, illuminata e razionale; dopo tutto, crediamo nella democrazia, nei diritti umani, nella libertà individuale e nell’uguaglianza. Però come ogni generazione anche la nostra, dei cosiddetti ”millennials”, è giunta al suo banco di prova. Verremo ricordati come quella generazione a cui non è stato chiesto di andare a difendere la patria in battaglia o di intraprendere delle grandi lotte sociali per l’affermazione di chissà quale ideale utopico, ma bensì ci hanno incoraggiato esasperatamente a combattere, lottare e sacrificarci contro un nemico subdolo ma democratico, il COVID-19, rimanendo comodamente distesi sul divano. Ma chi ci ha preceduto  non si può neanche dimenticare che nella civiltà occidentale ha  fatto già abbastanza danni: l’alterazione dell’equilibrio ecologico, la distruzione dell’ambiente, un becero conformismo, la disoccupazione, l’emarginazione sociale e l’insicurezza nel futuro sono i prodotti che hanno determinato una situazione oggettivamente difficile e preoccupante per le nuove generazioni, trovatasi a vivere in una società in crisi, lacerata da aspri conflitti e  governata da politici inconcludenti. Ma ai tempi del Coronavirus è proprio da questi ultimi che abbiamo avuto grandi sorprese: milioni di studenti sono venuti a conoscenza di una specie di individui di solito a loro completamente estranei, presenti in maniera instancabile su qualsiasi social media, sulle prime pagine dei quotidiani e catalizzatori dell’intera attività televisiva, oserei definirli una sorta di influencer; parlo di esseri mitologici costantemente in giacca, cravatta e lavalier che si fanno comunemente chiamare ministri. Fino a neanche un mese fa, noi giovani aspettavamo con ansia di vedere in televisione le gesta sul campo da calcio dei grandi campioni e sui social i post dei cantanti e degli attori famosi; adesso stiamo incollati ad un qualunque schermo provando sollievo quando ascoltiamo e vediamo i nostri nuovi idoli, quelli che stanno cercando, in maniera pur goffa e a tratti inappropriata, di far fronte a una problematica troppo grande per chiunque. Eccoci lì, proprio noi, quei ragazzi accusati di essere protesi verso il più totale individualismo, indifferenti ai problemi della società e dello Stato, della cultura e della politica, ci siamo accorti che c’è un mondo oltre le nostre attività ricreative e sportive. Aspettiamo con trepidazione la conferenza stampa del professor Giuseppe Conte, che ha abbandonato l’eloquio cattedratico forbito per parlare con tutti, ma proprio tutti gli Italiani, con patriottica commozione; o restiamo incantati dalla grazia severa della Ministra della Pubblica Istruzione Professoressa Lucia Azzolina, che non ha nulla da invidiare alle beauty blogger.

Tutti noi, giovani e adulti, appassionatamente insieme, avvertiamo l’esigenza di un guida che sappia offrire soluzioni e certezze in una tale situazione di disagio che mai avremmo potuto immaginare.  

Vincenzo Nicolò, 4A sp

 trasparencia

VIVERE IN SLOW MOTION


Fabiana LoGiudice

Ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro. Incredibilmente lo stesso vale per questa quarantena, alla quale siamo sottoposti da diverse settimane a causa del temuto ed odiato coronavirus. I suoi contro li conosciamo tutti, essendo purtroppo evidenti e noti. Invece i pro sembrano impossibili e inesistenti.

Ecco io oggi vorrei sfatare questo mito dimostrandovi il contrario. Certamente non possiamo definire questo momento di reclusione come un momento facile, personalmente lo definirei “alternativo”. Alternativo perché è come se stessimo vivendo in slow motion (ossia a rallentatore) la nostra frenetica vita, osservando quei dettagli del mondo circostante che di solito vengono ignorati, e avendo più tempo da dedicare a noi stessi: tempo per mettere ordine, sia esteriormente che interiormente; tempo per leggere quel libro che ci aspetta sul comodino, speranzoso di essere cominciato o addirittura finito; tempo per scoprire nuove passioni, per scavare a fondo e riesumare tesori sepolti nella nostra anima. Inoltre tutto ciò può essere definito alternativo poiché ci dà la possibilità di sperimentare le funzioni della tecnologia contemporanea, che per molti è considerata una stregoneria, facendo videochiamate collettive con i nostri cari e con gli amati professori, vedendoli da una prospettiva del tutto nuova e prendendo consapevolezza di quanto sia importante quel posto che spesso noi alunni disprezziamo, ossia la scuola. Vivere in slow motion ci permette di prendere la giusta rincorsa per tornare alla normalità, più carichi ed entusiasti che mai, ma soprattutto di rivalutare le nostre priorità e il peso delle piccole cose che troppo spesso vengono date per scontate. I pro di cui vi parlavo sopra non sono una leggenda fittizia e quelli da me citati appartengono soltanto ad una piccola parte del più vasto elenco che si potrebbe stilare.

Sta a noi fare lo sforzo per scrutarne il più possibile, magari anche osando superare quelli che sono i devastanti contro e in tale prospettiva ottica attendere la parola fine di questo momento paradossale.

Fabiana Lo Giudice, 3D

trasparencia

ULISSE E LA QUARANTENA

Francesca Gatto

Caro Ulisse,

ti scrivo perché vorrei prima di tutto dirti che sei un grande eroe: astuto, forte e intelligente. Ammiro molto il tuo coraggio: hai navigato senza esitare per anni e hai compiuto molte imprese importanti. Ho apprezzato anche la tua sete di sapere: l’uomo deve nutrire la mente attraverso nuove scoperte e conoscenze.

Durante “l'ultimo viaggio”, a dire di Pascoli, ti sei mostrato molto inquieto e tormentato, alla ricerca di un'identità e del senso della vita. Il tuo è stato un “percorso” interiore, alla scoperta del passato e della tua storia anche se non sempre hai trovato delle risposte alle domande che ti sei posto. Sei un eroe, ma “in primis” un vero uomo: non hai accettato l'immortalità che ti ha offerto la ninfa Calipso per farti rimanere sull'isola di Ogigia e hai voluto la morte, non ti sei mai arreso nonostante le difficoltà che hai incontrato nelle tue avventure e nei vari pericoli che hai affrontato: il tuo unico pensiero è stato rivolto alla tua famiglia e alla tua cara patria.

Essere un vero “eroe", vuole dire fare qualcosa che si sente di dover fare, dal profondo del nostro cuore.
In questo periodo, in cui tutta l'Italia è sottoposta a misure sempre stringenti, volte a limitare i movimenti per contenere e contrastare il diffondersi del corona virus che ci costringe a stare a casa, mi sento molto cambiata: rifletto molto…sono diventata più sensibile ed ho paura per quello che potrebbe succedere nei prossimi giorni. Sfortunatamente, ho dovuto mutare le mie abitudini: non posso andare a scuola e non posso uscire e fare ciò che amo. Il paradiso di Ogigia è stato per te come una prigione: ti sei sentito inattivo e isolato dal mondo. Ecco, in questo momento, io mi sento così: prigioniera e isolata dal mondo. Credo che questo tempo di emergenza ci ricordi la nostra fragilità, ci insegni a rispettare la vita, ci faccia riscoprire il bene comune, ci riporti alle nostre interiorità.
Penso quindi che in questa situazione tragica dovremmo ascoltare noi stessi anche se non è facile, poiché viviamo in un mondo che ci stordisce con suoni e voci inutili, nel vano tentativo di riempire il vuoto che c’è dentro di noi. Ma dobbiamo provarci.  

Io, che sono solo ancora un’adolescente, vorrei far ritorno alla quotidianità: penso e ripenso a quando, noi, cittadini italiani, torneremo per strada, faremo la spesa tutti insieme, alle chiacchiere, alle foto stretti l'uno all'altro… sogno le passeggiate in riva al mare, il sole fino a tardi, i tramonti e soprattutto le risate in compagnia.
E forse, quando tutto sarà finito, la normalità ci sembrerà un regalo inatteso e stupendo.

Francesca Gatto, 1C no

trasparencia 

COME STESSIMO RINASCENDO...La frenesia è stata arrestata.

Dominique Zavettieri

Tutto fuori tace.
Se ci si affaccia dal balcone non si sentono più gli assordanti clacson delle macchine in fila, perché file non ce ne sono più.
Tutto il mondo, da sempre diviso da motivi politici, economici o sociali, in questo momento, si trova unito a vivere la stessa situazione. Le grandi città non brulicano più di persone indaffarate che corrono da una parte all’altra per non far tardi ad un appuntamento o per non perdere la metropolitana.

È come se tutto fosse bloccato e dall’alto delle terrazze si potesse apprezzare la tranquillità e la silenziosità del creato.
A vederla così non sembra poi così male questo periodo di quarantena: siamo abituati a vedere sempre il lato negativo delle cose, vista la natura pessimista dell’uomo, forse anche per autodifesa, ma, se imparassimo ad apprezzare il tempo che abbiamo a nostra disposizione?
Durante la normale quotidianità eravamo oppressi dai mille impegni e, asfissiati, desideravamo giornate più lunghe per poterci concedere attimi per il nostro benessere mentale e fisico; ma adesso che le 24 ore a disposizione sembrano essersi dilatate perché non ne approfittiamo?
Johann Wolfgang Goethe scrive: “Come si può conoscere sé stessi? Con la contemplazione mai, sì però con l’agire. Cerca di fare il tuo dovere e saprai subito che cosa hai dentro.”
Abbiamo la possibilità di dedicarci a tutto quello che normalmente trascuriamo, abbiamo la possibilità di riscoprire noi stessi, di capire quali comportamenti eliminare dalla nostra vita e capire l’essenzialità di alcune persone o alcuni gesti che troppo spesso abbiamo dato per scontati; abbiamo la possibilità di nascere di nuovo.
E sarà bellissimo quando quella che era quotidianità diventerà novità, perché sarà come la prima volta: la prima volta nel sentire il calore di un abbraccio, la prima volta nel sentire il calore di un corpo che per mesi fisicamente ti è stato lontano, ma che dal cuore non si è mai allontanato.

Forse ne usciremo più uniti.

Forse ne usciremo più umani.

Dominique Zavettieri - Classe VC

trasparencia

LE SORPRESE DEL 2020


Emilia Capo

Come tutti gli anni, nella notte tra il 31 Dicembre e il 1 Gennaio, le famiglie, gli amici si riuniscono per passare del tempo insieme, preparando cenoni, andando ai concerti, trascorrendo queste giornate in modo diverso e quando scocca la mezzanotte tutti si augurano un nuovo anno di pace, serenità e fortuna. E chi avrebbe mai pensato che quest’anno sarebbe iniziato con “qualche inconveniente”, l’improvvisa morte di Kobe Bryant, il caldo record con punte di ben 20,7 gradi in Antartide, l’incendio catastrofico in Australia, tanto per citarne alcuni.

E come se non bastasse, un virus ha cominciato a diffondersi dapprima a Wuhan una, fino ad allora, sconosciuta metropoli cinese, poi nella regione circostante ed in breve tempo in tutto il mondo, tanto da obbligare l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare lo stato di PANDEMIA. Nulla è riuscito a fermare questo piccolo grande nemico che non cammina con le proprie gambe ma con quelle degli esseri umani, così in Italia, dallo scorso marzo, siamo stati costretti, per legge, a chiuderci nelle nostre case, la gente può uscire solo per comprovata necessità e per andare a lavorare (quando l’attività lavorativa sia riconosciuta indispensabile e le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse.

 Trascorriamo   più tempo con le nostre famiglie, stiamo riscoprendo nuove esperienze, noi giovani-studenti insieme alle Prof ed ai Prof stiamo sperimentando un nuovo modo di fare lezione, grazie all’aiuto di strumenti tecnologici. Ma com’è la giornata tipo di uno studente nell’aprile 2020? La sveglia non suona più molto presto come quando la scuola era aperta ma nemmeno così tardi, quasi tutti i giorni le lezioni sono programmate dalle nove in poi, quindi allo stesso orario di quando si entrava a scuola la nostra “cara amica” sveglia ci ricorda di alzarci dal letto per iniziare l’ennesima giornata casalinga, con le lezioni on-line che si protraggono fino alle ore 12.40, poi una breve ripetizione off-line e finalmente arriva il momento più bello della mattinata: l’ora di pranzo. Relax pomeridiano, studio di approfondimento e nella mia giornata tipo, non manca nemmeno lo sport. Infatti ogni giorno, che il sole brilli o meno nel cielo, dedico almeno un’ora ad allenarmi, “mens sana in corpore sano”, corsetta di riscaldamento rigorosamente nei pressi di casa insieme a mio padre e poi, sempre con il mio povero papà che in questo caso mi fa da bersaglio, provo qualche tecnica di karate tanto per non lasciarle nel dimenticatoio. Nei giorni di pioggia, invece, l’unica cosa che sale e scende è la mia glicemia che, quasi capricciosamente, mi ricorda che sono una ragazza che convive con il suo personalissimo diabete cosa che non mi impedisce di dedicare parte della giornata ad un'altra mia passione, la musica, e quindi allo studio del pianoforte e, finalmente, alla lettura di qualche libro, non tralasciando mai di passare del tempo in giardino con i miei amici a quattro zampe: Sissi, una dolcissima cagnolina e Sofi una gattina che mi segue ovunque io vada.Ecco i lati positivi del Covid-19

Emilia Capo - 3D no

trasparencia

NULLA SARA’ PIU’ COME PRIMALudovica Berna

Il 4 marzo rimarrà una data storica per la mia vita e per quella di tutti i miei coetanei.
Inizialmente sembrava ci fosse stata concessa una vacanza in più, una scusa per non studiare e per stare sdraiati tutto il giorno sul letto a guardare serie tv e stare al cellulare; alcuni di noi hanno sottovalutato così tanto la gravità della situazione da considerarla un’occasione per uscire tutti i giorni, infischiandosene dei decreti e del messaggio trasmesso da tutti: stare a casa.
Con il passare dei giorni però la situazione è peggiorata, i telegiornali hanno iniziato a parlare di “pandemia globale”, di morti e di ospedali sovraffollati.

Noi ragazzi abbiamo iniziato a sentirci vulnerabili, la vita di prima ha iniziato a mancarci e con il passare dei giorni trascorsi a casa è subentrata la paura del dopo, del futuro. Le giornate sono diventate monotone, il tempo libero è iniziato ad essere davvero troppo e le video lezioni, per quanto utili, non riescono a sostituire la bellezza di andare a scuola.
Mi manca alzarmi presto la mattina, fare colazione in fretta e arrivare a scuola in anticipo per stare con i miei amici. Mi mancano le chiacchere con i miei compagni, le spiegazioni e anche le interrogazioni, anche se poco più di un mese fa, non l’avrei mai detto.
Questa situazione sembra surreale, inevitabile pensare ai nostri cari che   abitano in zone maggiormente a rischio, ma anche ai lavoratori che nonostante il pericolo si recano sul luogo di lavoro.
La consapevolezza della situazione che tutto il mondo sta vivendo di fronte a questa angosciante malattia dovrebbe farci riflettere, dovremmo considerare il senso di impotenza dell’uomo al cospetto della natura che continua il suo corso inarrestabile e noncurante, dovremmo dedicare a questo periodo molto delicato un’attenta riflessione, dovremmo meditare sull’importanza di tutto ciò che prima ci sembrava scontato o noioso e che invece ora ci manca…

Prima o poi ritorneremo ad uscire, ad andare a scuola, a passare il tempo con gli amici, a fare sport all’aperto e a poter abbracciare i nostri cari, e quando finalmente succederà, tutto ciò ci sembrerà ancora più bello, ma nulla sarà più come prima.

Ludovica Berna 1D NO

trasparencia

“QUARANTENANDO”


Samuel Marino

Il 2020 è un anno che non è iniziato nel migliore dei modi, dagli incendi in Australia al probabile scoppio della terza guerra mondiale, fino all’evento che sta segnando di più le coscienze delle persone: la pandemia causata dal virus SARS-COV-2, il quale genera la malattia COVID-19  comunemente chiamata Coronavirus. I sintomi di questa nuova “ pestilenza” sono influenzali, quindi febbre, tosse e stanchezza. La differenza, però, rispetto a  una banale influenza si riscontra nella facile trasmissibilità del virus e nel suo periodo d’incubazione che può durare fino a 14 giorni. Quando il virus ha contagiato i primi italiani, il governo ha iniziato a prendere le prime misure di prevenzione per evitare situazioni catastrofiche. Il 9 marzo 2020, il nostro presidente del consiglio Giuseppe Conte ha tenuto una conferenza con la quale ha annunciato l’estensione della cosiddetta “zona rossa” in tutta Italia e le conseguenti misure di sicurezza che, in concreto, prevedono… la quarantena.
E ora che si deve rimanere chiusi in casa fino al 3 Aprile, qual è la giornata tipo di uno studente? Naturalmente non si può descrivere in maniera univoca come un ragazzo spende il suo tempo durante le 24 ore e quindi mi limiterò a raccontare come un allievo di quinto superiore del Liceo Scientifico “A. Volta” trascorre la sua quarantena.

La sveglia è prevista tra le 8.30 e le 10.30 giacché durante la mattinata sono previste delle videolezioni, quindi non è stabilito un orario di risveglio fisso poiché esso varia secondo l’inizio della lezione. I professori utilizzano vari programmi per interagire con gli alunni e, personalmente, la mia classe usufruisce di “zoom” un’applicazione costruita per svolgere meeting in videochiamata. Un altro mezzo d’insegnamento usato dai docenti è lo scambio di materiale didattico tramite il registro elettronico, il quale in questi giorni si sta riempiendo di video, documenti o power point condivisi dagli insegnanti. Dopo il consueto pranzo giornaliero, si ha un pomeriggio intero da riempire e tra una  serie tv e l’altra, i compiti non mancano. Gli stessi professori, infatti, inoltrano per e-mail, registro elettronico o direttamente durante la lezione delle consegne, che dovranno essere trasmesse  entro la scadenza prestabilita. Il tempo libero durante la giornata è molto e non a caso ho preso visione di molti film del mio attore preferito e ho quasi ultimato la lettura di “Vent’anni” un libro di Corrado Alvaro; inoltre  augurandomi che il prossimo anno potrò frequentare  l’università, sto studiando da autodidatta alcune nozioni di diritto. Nelle ore pomeridiane non può mancare una seduta di allenamento a corpo libero… senza di essa a fine quarantena si potrebbe praticare solo il “sumo”!

Il tempo sta passando molto lentamente, la solita routine è molto lontana e ognuno di noi sta sperimentando una realtà mai conosciuta prima: la quarantena. Bisogna smentire le dicerie che qualificano questo periodo come vacanza, almeno per uno studente del liceo scientifico “A. Volta” non è così. Il flusso di compiti è imponente: testi argomentativi, problemi di fisica, limiti e derivate in matematica, analisi di testi inglesi… un bel da fare; le succitate videolezioni, inoltre, sono un metodo alternativo di lezione, che, a parer mio, migliora la qualità di attenzione nell’alunno, infatti esse creano uno stato di completa interazione tra il ragazzo e il docente eliminando completamente tutte le distrazioni che possono esserci in aula. L’unica nota meno lieta di questa quarantena è l’essere costretti a rimaner in casa, però bisogna constatare che siamo in una situazione di pericolo e che se dovesse scoppiare un’epidemia al Sud Italia, in particolare a Reggio Calabria, potrebbe avvenire una catastrofe sanitaria. #restiamoacasa

SAMUEL MARINO - 5C

 trasparencia

QUARANTENA DI UNO STUDENTE

Agostino BrunoDal 9 marzo tutt’Italia è stata dichiarata zona rossa e quindi costretta in quarantena. “Non ci sarà più una zona rossa, non ci sarà più la zona uno e la zona due della penisola, ci sarà l’Italia, un’Italia zona protetta” queste le parole del presidente del consiglio Giuseppe Conte che si raccomanda con i cittadini di non uscire se non in caso di necessità, ma anche e soprattutto con giovani e studenti, ai quali non è mancato anche il messaggio del ministro dell’istruzione Lucia Azzolina. Quest’ultima, nel messaggio a noi studenti, richiama ad un corretto uso degli strumenti digitali, sottolineando l’importanza della didattica a distanza, quale strumento che accompagnerà noi studenti durante questa pausa necessaria. Oggi più che mai le persone estranee alla scuola si chiederanno: “ma gli studenti durante la quarantena, che fanno?”. Quale soggetto migliore di uno studente per spiegare la giornata tipo di studio durante questo periodo di isolamento?

L’abitudine che non manca mai è di certo alzarsi presto per mettersi a studiare, come a scuola, con la differenza che non vedrai i tuoi compagni, i banchi o la cattedra dove la prof è solita sedersi per farsi capire meglio o la vecchia e logora lavagna che si porta dietro ore e ore di matematica, italiano, fisica. Penso ci si sia resi conto dell’importanza di non sospendere le lezioni, rendendole particolari con l’uso degli strumenti telematici a cui non mi ci sono ancora adattato.

Non partecipare fisicamente alle lezioni, nella mia aula otto, è fonte di distrazione durante quelle che svolgo nelle ore della giornata. Anche attendere la risposta tramite messaggio ad una piccola lacuna o dubbio è frustrante; sapere che le prof erano lì, ad un passo da te, che potessero sentire ogni tua domanda e dare immediatamente una risposta manca.
Q
uesta pausa, come dice il ministro, serve a farci capire quanto la scuola manchi, quanto sia il motore del paese, è una grande comunità, nel mio caso, come studente del Volta di Reggio Calabria, oserei dire una grande famiglia. La scuola fa parte della nostra vita, con il gioco delle parti tra docenti e alunni. E poi tutto il resto…

Agostino Bruno - 1A sa

 trasparencia

 LA VITA AI TEMPI DEL COVID-19

Giornata tipo (di uno studente) in quarantena

La mia giornata tipo in quarantena?
Beh, quella di un qualsiasi studente in Italia, o meglio, quella di uno studente del liceo scientifico “Alessandro Volta” di Reggio Calabria.

Ti alzi alle 9 o, se la serie tv che stavi guardando la sera prima ti ha trattenuto un po’ troppo, alle 12.
Vai in bagno, selezioni i detergenti che più ti aggradano tra i mille mila comprati dai tuoi genitori e ti lavi le mani, i denti e il viso, assicurandoti di strofinare bene.
Una volta bello (si fa per dire) e profumato, ti avvicini all’armadio, quasi per un movimento meccanico del tuo corpo, ma poi ti chiedi: “Che ci faccio qui? Il pigiama l’ho messo ieri.” e pensi che in fin dei conti una vita in pigiama non sarebbe tanto male.
Fai colazione e già da qui si può notare il primo grande cambiamento di routine: quella che prima era una bottiglia di succo alla pesca, ora è diventata una spremuta d’arancia, perché si sa, “le arance hanno tanta vitamina C e servono ad aumentare le difese immunitarie.”, come direbbe mia madre con il suo tono severo.
Per evitare le fake news che dilagano sui social in questo periodo, decidi di accendere per la prima volta dopo anni la TV e guardi il telegiornale.
Già, hai capito bene, il telegiornale, qualcosa di ormai sconosciuto a noi giovani, abituati a ricevere le ultime notizie dal feed di Google.
E anche oggi il Covid-19 ha vinto di nuovo, altri morti, altri infetti, altri ricoverati e altri ospedali che hanno ormai terminato tutti i posti letto.
Ti senti sconfortato, almeno un po’, anche se inconsciamente.

Ti allontani dalla TV, torni in camera, controlli i messaggi di WhatsApp e, tra le mie notifiche, scorgi la più agghiacciante:
“[Nome di una qualsiasi disciplina] 3ªF”
Brividi.
Per un attimo la tua mente si ribella, non sei stato tu a voler rimanere a casa e “Che tortura dover studiare anche qui!”.
Poi però te ne fai una ragione, del resto siamo in quarantena, non in vacanza.
Cominci a scorrere tra i messaggi e presti particolare attenzione a quelli del tuo insegnante.
Anche i docenti fanno la loro pare in questa situazione, cercano di tranquillizzarci, ci assegnano quel quantitativo di studio necessario a normalizzare la situazione, tentano di rallegrarci, di non farci prendere dal panico in una situazione così complessa.
È arrivata l’ora di studiare e quindi ti addentri in una sezione del registro mai vista prima: Materiale Didattico.
Lì c’è di tutto: link, pdf, presentazioni, documentari, appunti, manuali e chi più ne ha, più ne metta.

Ma il pezzo forte arriva adesso, il meglio del meglio, la fatidica videolezione.
Ti colleghi alla piattaforma online, ti registri, accedi tramite il link d’invito e, una volta dentro, comincia il coro:
“Prova, prova, prova. Mi sentite?”
“Prof, mi vede? Io non la vedo.”
“Ma perché non riesco a vedervi tutti?”
“E state zitti un po’!”
“Ragazzi, ci siamo?”
E se la videolezione non può essere fatta, i tuoi docenti decidono di lanciarsi in una delle imprese più ammirevoli per gli over-30: registrare note vocali.
(Non me ne vogliamo i docenti alla lettura, vi vogliamo bene anche per questo).

Una volta finito, vai a lavarti le mani per la sesta volta.
Ormai è diventato un rito, passi bene tra le dita, strofini sui palmi e ti assicuri che i dorsi delle tue mani siano scintillanti.
Arriva l’ora di pranzo, che da me si vive con piatti rigorosamente usa e getta, monoporzioni e almeno un metro di distanza tra un membro della famiglia e l’altro, condizione un po’ difficile da soddisfare quando siete in sei in famiglia.
Finisci di pranzare, ed è qui che si manifesta il secondo grande cambiamento di routine: non sai cosa fare.
Allora decidi di lanciarti in attività che nella vita di tutti i giorni non faresti nemmeno pagato, fai gli addominali, salti la corda, riordini la tua stanza da cima a fondo e spolveri fino all’ultimo vaso.
Vai avanti così per un po’, finché i morsi della fame (o della noia, almeno nel mio caso) non si fanno sentire.
Pantofole ai piedi e sei pronto a derubare la credenza, stracolma di cibo per la spesa fatta dai tuoi genitori il giorno prima.
Una merendina di qua, un bicchiere di succo di là e, per non farti mancare niente, anche un frutto, che “ha tanta vitamina C e serve ad aumentare le difese immunitarie”.
Poi, un po’ per mancanza e un po’ perché devi soddisfare la tua necessità di non abbandonarti ai pensieri negativi, clicchi QUEL tasto, e sappiamo tutti di che tasto sto parlando.
Bianco, si trova in alto a destra nella chat di tutti i gruppi su WhatsApp ed è rappresentato da un telefono con un + accanto.
L’inevitabile videochiamata di gruppo, e che ti importa se sei impresentabile, tanto lo siamo tutti.

Una volta colmato il tuo bisogno di attenuare la solitudine e di trovare conforto nei tuoi amici, inizi a fare delle ricerche, le più improbabili:
“Ricette facili da fare in casa”, perché abbiamo tutti un po’ fame, sempre.
“Come suonare la chitarra”, quella comprata anni fa e lasciata nello sgabuzzino a prendere polvere.
“Come perdere peso in 10 giorni”, perché, diciamocelo, la pancia messa su in questi giorni non si smaltirà mica da sola e, infine, “Le migliori serie tv su Netflix”, perché la scelta è così ampia che da solo passeresti ore e ore alla ricerca delle serie più intriganti, conseguendo scarsi risultati.
Sei in procinto di cominciare la serie TV scelta, ma una notifica ti interrompe.
È la tua docente di storia e filosofia, che scrive un messaggio a te e ai tuoi compagni.
È un messaggio di speranza, un messaggio che rincuora, un messaggio che fa stare bene.

“[…]

Ci stiamo arrampicando con le nostre corde e i nostri puntelli, accompagnati da chi amiamo e fa cordata con noi, da vicino e da lontano. Ma facciamola questa cordata, dai! Improvvisiamoci scalatori: ne abbiamo, ne avete la forza.”

Ti fermi a riflettere.
Forse quando torneremo alla normalità la vera sfida sarà provare ad integrare nella vita quotidiana alcune cose che abbiamo (ri)scoperto proprio in questi giorni, giorni in cui siamo sospesi, immobili.
Pensi che, alla fine di tutta questa caotica situazione, sarebbe bello se riuscissimo a continuare a portare con noi questo sentimento di vicinanza, di condivisione e di solidarietà.

Jdii Zakaria - 3F

 

La sera del 21 marzo, il premier Conte, rivolgendosi agli italiani, afferma: "È la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra". Saranno chiuse tutte le aziende non strategiche del Paese fino al 3 aprile. Rimangono aperti supermercati, farmacie, servizi postali, assicurativi, finanziari e i trasporti continueranno a funzionare. A inizio aprile si è deciso di prorogare queste misure almeno fino al 13 aprile e poi ancora sino al 4 Maggio.

La necessità di non trasmettere l’infezione da coronavirus ci costringe a restare in casa, limitando al massimo i contatti con altre persone. L’isolamento, e soprattutto il fatto di non sapere quanto durerà, pesa molto sul nostro stato d’animo: eppure, mai come in questi momenti, è importante mantenere la calma e tenere alto il morale.

Sentirsi tristi, preoccupati o spaventati in una situazione come questa è normale. Parlare con persone a cui siamo affezionati è un buon antidoto all’ansia, ci rassicura sulla loro salute e distrae la mente dai pensieri negativi. Mantenersi al corrente dell’andamento dell’epidemia e delle misure che vengono adottate ormai quotidianamente è giusto, perché ciascuno deve sapere come comportarsi e quali regole rispettare.

Restare a casa per impedire il contagio è un segno di rispetto per tutti gli infermieri, medici, operatori sanitari e tutte quelle persone che si adoperano quotidianamente mettendo in pericolo la propria vita.

Forse le cose torneranno come prima, forse ci si abituerà a una nuova normalità.

Si sa come si viveva prima. Il tantissimo stress, il tempo passava velocemente e non si riusciva nemmeno a incastrare tutti gli impegni nelle ore della giornata, perché era impossibile farlo. Non si dormiva o si riposava poco. Si doveva essere sempre al top. Non erano concesse pause. Eh no, non ci si poteva fermare, altrimenti sarebbe stato tempo perso.

Il tempo: è strano che prima non ci fosse e ora ce ne sia troppo. Forse però è giunto il momento del risveglio, in cui finalmente ci si rende conto di dover rallentare. Come sarà la vita dopo tutto questo? Non si sa, ma sicuramente ci sarà più consapevolezza e meno superficialità: questa pausa ci permette di avere più dialogo con persone a noi care  e di scoprire qualche gioco vecchio.

Si possono scoprire nuove passioni come la musica, rispolverare un vecchio strumento posato in camera e cercare di impararlo; ascoltare nuova musica, scoprire anche vecchi cantanti. Se ci mancano gli amici si possono fare delle videochiamate, grazie alla nuova tecnologia anche le distanze non sono un grande problema.

Il tempo adesso è abbastanza per fare tutto ciò che avremmo voluto sempre fare. La quarantena sta facendo capire l’importanza di un gesto, come un bacio o un abbraccio, che inizialmente poteva sembrare banale. Adesso è importante rimanere a casa per tornare alla normalità il prima possibile.

 

Danila Cogliandro II E n.o

 

 

 

 

La Scuola non si Ferma

ilvoltanonsiferma glialuntiraccontano
 

Formazione Digitale

EFT Calabria

Brevi Tutorial per l'uso di G-Suite for Edu a cura di Lorenzo Martino

01-Piattaforma GSuite 02-Documenti
 03- Fogli 04-Presentazioni 
05-Meet   06-Classroom
 07-Meet Grid  08-Calendar
09-Meet Audio-Video 10-DAD Smart Box
   

EFT Calabria La piattaforma G Suite

Connect Conference

 

10/03/2002 10.30-12.00 Emergenza Covid; Dirigente Scolastico;
Staff Digitale Volta; Secondo Collaboratore
19/03/2020 16.00-18.00 Dirigente Scolastico; Collaboratori del DS
19/03/2020 18.00-20.00 Emergenza Covid; Dirigente Scolastico; Collaboraotri del DS;
Team Digitale; Referente ETFC
23/03/2020 17.00-19.00 Dirigente Scolastico; Coordinatori Aree e Assi;
Coord. Gruppi Disciplinari
28/03/2020 18.00-20.00 Dirigente Scolastico; Collaboratori del DS
30/03/2020 17:00-18:30 Riunioni Dipartimenti Disciplinari 
06/04/2020 14.00-20.00 Consigli di Classe Aprile 2020 
07/04/2020 14.00-20.00 Consigli di Classe Aprile 2020
08/04/2020 14.00-20.00 Consigli di Classe Aprile 2020
15/04/2020 14.00-20.00 Consigli di Classe Aprile 2020
16/04/2020 14.00-20.00 Consigli di Classe Aprile 2020
17/04/2020 14.00-20.00 Consigli di Classe Aprile 2020
29/04/2020 15.00-17.00 Emergenza Covid Riunione per la sicurezza; Dirigente Scolastico;
Secondo Collaboratore; Animatore Digitale; DSGA; RSPP; RLS
     
     

fin fiv2 fitet fitarco   logo Fed ginnastica italiana
           
logo Fit Logo FIJLKAM  logo fed ita pallacanestro LOGO -FIBa-300x300    
 logo-adspem web  AIL hospice logo-centaura
 avis  AIDO web